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Tratto da: "I Giardini Zen e l'architettura dello spirito"
di Lorella Montanelli

Così come sono
Gocce di rugiada sulle foglie d‘acero
Gocce scarlatte!
Ikkyu

ikebanaSorta in Cina nel periodo Tang, l‘Ikebana divenne disciplina in Giappone. Anch‘essa è fondata sull‘antica verità Buddhista che integra l‘uomo alla natura e la natura in Dio, e che identifica l‘artista nella creazione e la creazione nel ritmo della natura

 

ikebanaKado, la Via dei Fiori, si fa risalire ai
tempi del principe Shotoku, quando nel
587 fece costruire un Tempio chiamato
Rokkakudo, di forma esagonale, destinato
alle preghiere per la pace della nazione e
per la prosperità della famiglia imperiale.
Ono-no-Imobo, cugino del principe, si
fece monaco, e trascorse la sua vita vicino
ad un lago nelle terre di tale Tempio,
dedicandosi interamente alla religione
buddhista, meditando e preparando fiori
per l‘altare. Onobo ricevette il nome di
Ikenobo Sen‘o e cosí sorse la prima scuola
d‘Ikebana, che dette continuità alla tradizione.

 

 

Fig. 206. Loto d'oro, sull‘Altare,
rappresenta
tutte le fasi di sviluppo, la vita del fiore.

 

 

 

Ikenobo Sen‘o —(…) insegnò a vedere un fiore anche in un vaso rotto o in un ramo secco, e a cercare lì l‘Illuminazione.“33.

Fin dall‘inizio i monaci disponevano i fiori nei vasi per decorare gli altari: queste composizioni, molto semplici, erano chiamate Kuge, fiori viventi. Esse facevano parte della triade che componeva gli altari: fiori, profumo e fuoco che simboleggiano ancora oggi i valori della triade, rispettivamente: compassione, rispetto e luce.

"Questa tripartizione rende il profondo significato della legge cosmica. Il fondamento ternario diviene sempre più il nucleo consapevole d‘un sistema che si estende via via all‘arte. Seguendo il principio ternario si ”dispone‘ allo stesso tempo sè stessi; e non se stessi soltanto œ chè il cuore dei fiori, il cuore dell‘uomo e il cuore universale sono una cosa sola. L‘uomo vive in naturale comunità con la pianta, con tutto l‘universo. Egli è mediatore tanto dello spirituale che del terrestre e il tutto forma l‘invisibile triade entro l‘unità.“34.

I grandi monaci maestri che si sono succeduti hanno creato varie composizioni come il Rikka; inizialmente costituito da sette elementi principali; i primi tre elementi sono l‘espressione della triade.

ikebana1-Shin, mente, rappresenta il cielo, è verticale.
2-Soe, elemento coordinatore.
3-Nagashi, ramo che scorre, rappresenta la terra, è orizzontale.
4-Shoshin, ramo della verità.
5-Hikae, ramo che aspetta, opposto a Nagashi.
6-Mikoshi, ramo riverso, dona profondità.
7-Do, tronco, centro, Via.

 

Figura 207. Rikka,
scuola Ikenobo.

 

 

 

 

 

 

Dall‘evoluzione del Kuge è nata un‘altra composizione più semplice, chiamata a sua volta Tatehana o Tatebana.

La composizione Tatebana fu divulgata e praticata anche per decorare e abbellire le residenze. L‘attuale Ikebana è un‘evoluzione del Tatebana. Anche l‘Ikebana, che nasce dall‘osservazione dell‘albero e del fiore nel suo ambiente naturale: cielo, terra, acqua e si realizza nell‘abilità della mano alleata al sentimento della natura, doveva esprimere pace e armonia, fondamento della composizione dei primi Rikka.

Dopo un lungo periodo di guerra civile, il popolo giapponese, desideroso di una vita pacifica e grande amante della natura, si dedicò all‘arte dell‘Ikebana che si arricchì e rinacque in quanto manifestazione artistica.

ikebanaLo Zen, tra il tredicesimo e
sedicesimo secolo, enfatizzò il senso
della disciplina, dell‘allenamento e
dell‘auto controllo; così i valori etici,
estetici e spirituali, si fusero insieme e si
radicarono profondamente sia nella vita
che nell‘arte. Attraverso l‘allenamento e
l‘ostinata ripetizione, canalizzarono la
creatività, rendendo l‘Ikebana una forma
meditativa. La trasmissione diretta tra
Maestro e Discepolo propria dello Zen,
investì anche l‘arte dell‘Ikebana.

 

 

Figura 208. Hana.

Il Maestro "con la sua condotta attua il significato del proprio insegnamento; con la sua vita d‘uomo e d‘artista v‘imprime il sigillo di verità. (…) Il maestro non è soltanto un ”insegnante‘. La dignità umana, l‘onestà, il tatto e il senso di responsabilità che col suo esempio rafforza nello scolaro, sono altrettanto importanti della scienza che gli trasmette. (…) Lo scolaro ha una sensibilità finissima nell‘intuire fino a che punto il maestro adempia alla sua ”vocazione‘.“35.

L‘equilibrio aperto, nell‘Ikebana, si manifesta grazie all‘asimmetria, di cui l‘idea della triade è ispirazione; il numero dispari degli elementi e le forme incomplete lasciano spazio all‘immaginazione.ikebana

Il segreto della vera bellezza è a volte dietro a quello che si vuole mostrare.
La bellezza si mostra con discrezione, attraverso il suggerimento, con carattere e distinzione. La bellezza è nella semplicità del flusso naturale della vita, senza artifici, senza grandi contrasti, come se l‘uomo non vi avesse messo mano, anche se essa è il risultato di una volontà creatrice e di un assiduo lavoro.

Figura 209. Negerie.

E‘ la bellezza del rustico e del povero: la riduzione all‘essenziale esaltando i minimi dettagli. La bellezza è nel silenzio, che non significa assenza di ritmo ma intensa concentrazione d‘energia; spazio vuoto, che non significa cose assenti, ma presenza di latenze che potrebbero sorgere in qualsiasi momento.
"Ciò che sta alla base dell‘arte dei fiori e che deve essere vissuto, è in se stesso senza forma, ma acquista forma non appena si cerchi di rappresentarlo simbolicamente. E proprio questa forma spirituale è il principio e il fine dell‘arte dei fiori. Così l‘incommensurabile si fonde col visibile e traluce anche attraverso le più umili forme del mondo sensibile.

Tenendosi rigorosamente allo schema cosmico, nell‘abbandono puro e innocente alle leggi dell‘universo l‘artista, secondo la concezione orientale, apprende sempre più a comprenderle. E allo stesso tempo penetra nelle profondità del proprio essere, che riposa sulle medesime leggi.“36.

L‘arte giapponese ha sviluppato un potere di concentrazione così intenso da riuscire a creare un paesaggio con un‘unica linea.

fig210L‘Ikebana è considerato l‘architettura dei fiori. Un‘architettura armoniosa, ritmica, equilibrata, coerente con l‘ambiente in cui è esposto. Un Ikebana può essere realizzato con fiori, rami, foglie o addirittura erbe.

 

Figura 210. Moribana.

 

 

Le composizioni moderne sono sculture tridimensionali viventi; la scuola Sogetsu, fondata nel 1927 da Sofu Teshigahara ne ha creato le premesse ricollegando le proprie composizioni allo studio dell‘arte contemporanea, Hiroshi, suo figlio, noto per le sue composizioni di bambù, caposcuola fino all‘anno passato, ha organizzato nel 2000 una manifestazione che si chiamava —Grande evento del Tè di Numazu“, in cui furono progettate quattro casette del Tè, rispettivamente da Hiroshi Teshigahara, Tadao Ando, Arata Isozaki e Kiyonori Kikutake di cui parleremo nel prossimo capitolo.

Nell‘Ikebana sono sempre presenti alcuni significati quali la rappresentazione del passato, del presente e dell‘avvenire, che può essere realizzata mediante l‘uso di fiori completamente sbocciati, foglie morte, fiori e foglie in pieno sviluppo o boccioli.
La primavera può essere rappresentata con strutture vegetali lussureggianti, l‘autunno con una vegetazione spoglia e l‘inverno con rami e sistemazioni neutre. < br /> E‘ natura vivente: fiori, foglie, tronco o corteccia, radici vegetanti o rami disseccati, e ancora sassi, sabbia, acqua. Tutto quanto esiste in natura può essere trasformato in materiale compositivo, purché interpretato nella sua essenza d‘elemento naturale, riordinato e riespresso e reso vivente. L‘Ikebana si richiama all‘esaltazione della linea, del ritmo, del colore per ricreare il naturale sviluppo della vegetazione.

Rikka o Cha-bana, Shòka o Nageire, Seika o Moribana, cioè di volta in volta, ieratica costruzione geometrica o ascetica composizione intuitiva; formalismo calligrafico o ricerca espressionistica; forma classica o paesaggio; scultura o disegno. L‘Ikebana pone le sue radici nel Mandala che identifica nel triangolo una delle figure base.

ikebana
La pianta s‘innalza dalla terra-Ying
al cielo-Yang; il rapporto dialettico tra
Ying e Yang determina l‘azione e il
triangolo da figura piana si fa figura
dinamica. Perfetta, polivalente, sempre
uguale e sempre mutevole, il triangolo è
la visualizzazione geometrica del tre: è il
poligono piano elementare: qualsiasi
altra forma geometrica può essere
scomposta in più triangoli.

 

Figura 211. Hana.

 

Con più evidenza questo si mostra nella forma Seika, dove:
Shin, il cielo è il ramo più alto.
So, l‘uomo è il ramo che si trova a media altezza.
Gyo, la terra, è il ramo più basso.

ikebana

Figura 212. Seika: 1-Shin, del cielo; 2-Gyo, della Terra; 3-So, dell'uomo.

ikebanaVorrei concludere circa
Kodo, la Via dei fiori,
enunciando le dieci virtù che
deve seguire colui che si
dedica a quest‘arte; come
comandamenti gentili, si
rendono facilmente
comprensibili alla luce di tutto
ciò che è stato già detto e
ancora una volta confermano
l‘intreccio che in Giappone esiste fra arte e sviluppo spirituale e religioso.

 

Figura 213. Seika.

 

 

 

" (…) 1 - Quelli che stanno in alto e quelli che stanno in basso comunicano attraverso l‘arte dei fiori.
2 - Portare nel cuore il nulla, il tutto.
3 - Calma, chiarezza. Si può trovare la soluzione senza pensare.
4 - Liberarsi da ogni inquietudine.
5 - Rapporto amorevole, delicato, con le piante e la natura.
6 - Amare e rispettare tutti gli uomini.
7 - Spandere nell‘ambiente: armonia e reverenza.
8 - Il vero spirito alimenta la vita; associate l‘arte dei fiori ad un‘attitudine religiosa.
9 - Armonia di corpo e spirito.
10 - Rinunzia a se stessi e discrezione: essere liberi dal male.“37

 

 

33 Yasunari Kawabata, Racconti in palmo di mano, op. cit., pag. 54.
34 Herrigel Gusty L., La via dei fiori, Introduzione all‘arte giapponese dell‘Ikebana, traduzione dal tedesco di G. Bemporad, L‘Altra Biblioteca.
35 Herrigel Gusty L., La via dei fiori, Introduzione all‘arte giapponese dell‘Ikebana, op. cit., pag. 53.
36 Ibidem, pag. 107.
37 Ibidem, pag. 56.