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Tratto da: "I Giardini Zen e l'architettura dello spirito"
di Lorella Montanelli

pino

 

 

 

Con un po' d'acqua, una piantina,
evochi vastità di fiumi e monti;
per un momento hai davanti
le infinite bellezze del mondo;
come il prodigio di un mago.38

 

 

 

Figura 214. Bonsai, pino

 

 

 

    “In Oriente il bonsai, (…),non ha suscitato quegli interrogativi che ha posto, ed ancora pone, in Occidente. Uno dei più frequenti è il problema tutto occidentale di conciliare artificio e natura, intervento tecnico sulla natura e libera espressione della natura. Tale dibattito, per altro, si sviluppò all'interno del più alto conflitto tra arte e natura già a proposito dell'arte del giardino, esprimendosi con la contrapposizione tra giardini geometrici e naturalistici.

 

 

    Due ordini di considerazioni portano verso una soluzione del conflitto: l'una fa notare che in natura è presente sia la regolarità di perfette geometrie che l'assoluta irregolarità di forme, e privilegiare questa o quella nell'espressione artistica è solo questione di prospettiva e di gusto.
    Ciò tuttavia non toglie che, con l'intervento umano, si apporta artificio: anche ciò che appare più naturale della natura stessa ma è costruito dall'uomo, è artificiale. Non è allora sul piano stilistico che si deve cercare la conciliazione tra arte e natura, ma ad un livello più alto.
    A questo punto, la considerazione sintetizzata da Goethe nella frase “Anche la cosa più innaturale è natura”, introduce l'idea che ogni forma d'arte, è in realtà un prodotto della natura in quanto l'umanità, come specie caratterizzata dalla capacità di fare arte, è, a sua volta, un prodotto della natura. Da questo punto di vista allora il bonsai non è meno, ma neppure più artificiale di qualunque altra forma d'arte.” 39

 

 Le origini del bonsai si perdono nella notte dei tempi; non sono databili, poiché non è arrivata prova documentata che attesti come realmente sia iniziata la coltivazione degli alberi in miniatura.
 Sappiamo che in tombe egizie, risalenti al 2000 a.c., sono state trovate sculture e pitture che raffigurano piante in vaso; e che i medici dell'India, nel 1000 d.c., usavano alberi coltivati in vaso, per avere sempre freschi gli estratti e le erbe medicinali che servivano per esercitare la loro professione e anche i romani avevano affinato tale coltivazione.

 

bosco di pini

 

 

 

 

 

 

 

Figura 215.
Bosco di pini.

 

 

 

    Il valore primario dato alle piante è fondato sul fatto che gli alberi furono i primi strumenti del culto del divino. “(...) è bene seguire lo sviluppo della vita umana e parlare degli alberi prima del resto, modellando il nostro comportamento sulle origini. Proprio alberi erano i templi dedicati alle divinità e ancora adesso, secondo un rito antico, la gente semplice di campagna consacra a un dio l'albero più bello. D'altronde le statue splendenti d'oro e d'avorio non suscitano in noi maggior venerazione, che i boschi sacri e il loro stesso silenzio.”40

    In Cina, la diffusione del bonsai ebbe larga diffusione durante la dinastia Tang (620-907) ed è testimoniata da affreschi, in cui compaiono bonsai nella tomba del principe Zhang Huai presso Xi'an; più avanti in epoca Sung (960 – 1280), alle piante in vaso si aggiunsero pietre e figure per ricreare paesaggi in miniatura chiamati pun-wan, poi pun-ching e quindi bonkei.
    Probabilmente portato dalla Cina al Giappone grazie ai monaci Zen, il bonsai divenne una delle tante 'Vie', connesse con la Cerimonia del té, in cui rivestiva un ruolo nella scenografia del rituale, in quanto esposto nel tokonoma al tempo giusto, nel momento in cui ben rappresentava la stagione o lo stato d'animo voluto.

 

Come per i giardini, il Giappone ha inglobato dalla Cina una serie di idee e tradizioni che poi, sono state adattate al gusto e allo stile nipponico. Le prime prove documentate sulla diffusione del bonsai in Giappone si trovano in rotoli descrittivi del periodo kamakura (1185 – 1333). Si narrano anche leggende sul bonsai: la tradizione vuole che un samurai molto povero ricevesse, in una notte di rigido inverno, la visita inaspettata di uno Shougun, che viaggiava in incognito. Volendo accendere un fuoco che riscaldasse il viaggiatore, il samurai sacrificò i suoi tre preziosi bonsai: un albicocco, un pino ed un ciliegio.

 

 

  

 

Figura 216. Pruno in fiore.

 

 

 

 

 

Le piante bonsai sono sempre state considerate preziose a causa della cura continua di cui necessitano; e il fatto che si consideri un sacrificio bruciarle ci dice del legame che si crea tra il possessore e la pianta.

All'inizio del periodo Muromachi (1333 – 1573), il bonsai inizia a cambiare: vengono eliminate le rocce e rimane soltanto la pianta. Spesso sistemate in cassette di legno poiché i vasi sono ancora scarsi.

La prima porcellana in Giappone si attribuisce all'opera del vasaio Shonzui, il quale, di ritorno dalla Cina, nel 1510 si stabilì ad Harita per produrre porcellane turchine e bianche.

Il modello estetico Zen che si afferma nella Via del tè diviene centrale anche per il bonsai: le qualità di wabi e sabi, asimmetria, semplicità, distacco, tranquillità, profondità, yugen, sono proprie anche all'arte bonsai.

 

 

Nell'arte, - il vuoto - “è illustrato dal valore della suggestione.
Nel passare qualcosa sotto silenzio si dà allo spettatore la possibilità di completare l'idea, così un grande capolavoro irresistibilmente attira la sua attenzione finché non si ha l'impressione di diventare realmente parte di esso.

Un vuoto è li per te, per entrare e completare la tua emozione estetica.” 41

  

Figura 217. Aceri. 

 

 

 

 

     Shin'ichi Hisamatsu, cita un vecchio albero come un esempio perfetto di yugen, racconta la visione dei rami di pino, durante una tormenta di pioggia e neve, che avendo perso il loro vigore e la loro flessibilità, erano diventati radi, e restava solo il tronco con la corteccia consumata: questa dignitosa forza è il carattere che il bonsai dovrebbe comunicare: lasciare trasparire semplicità, umiltà e nel contempo vetustà e riserbo. Queste qualità, espresse in singoli esemplari o nei gruppi d'alberi che ricreano magnificamente le foreste, sono insegnate dai Maestri d'Arte Bonsai. Il bonsai con un gruppo di piante, in particolare, è sempre etereo o spirituale, e infonde calma, tranquillità e felicità: pare che lo spirito della foresta sia contenuto nelle sensazioni che esprime.

Figura 218. Stili: 1 – Eretto formale; 2 – Eretto spontaneo; 3 – Contorto; 4 – Ventoso; 5 – A cascata; 6 – A zattera; 7 – Su roccia; 8 – Bonkei, nella roccia; 9 – A palchi; 10 – In gruppo.

 

Il bonsai “ (...) rientra a pieno titolo tra le arti orientali poiché, in queste, la presenza dell'artista deve ridursi sempre più e non esaltarsi.(...).

Si potrebbe anche parlare di un assorbimento pressoché totale dell'artista in qualcosa di esterno a se stesso, un diventare pianta al fine di comprenderne a fondo la natura.

Ciò tuttavia non conduce ad un annullamento di sé, in quanto, una volta operato il temporaneo spostamento dell'attenzione da se stessi alle caratteristiche e alle esigenze della pianta, s'interviene per dare forma a tale natura.

Ecco che l'intervento dell'artista bonsai diviene un agire dall'interno stesso dell'opera, è come se la pianta si fosse data forma tramite l'artista.

La disciplina imposta alla pianta è speculare a quella che l'artista s'impone attraverso la pianta stessa” 42.

Il porsi in ascolto, il farsi cavi, ha la funzione di riconoscere, grazie alla conoscenza, esperienzale delle regole tecniche, ciò che la vita della pianta può comunicare; l'artista bonsai segue le regole estetiche, non per amore di una forma predeterminata, ma perché le vede scritte nella vita della pianta stessa.

Il senso dell' asimmetria è legata a quella del movimento, per cui non significa solo irregolarità, ma espressione del deformarsi continuo di tutto ciò che è vivo, quindi inserisce nell'opera il senso del tempo e del divenire.

Inoltre mostra come la simmetria, la regola, statica ed immobile, sia limitata e debba, per essere profondamente efficace, poter essere infranta.

L'impermanenza delle cose e dei rapporti tra le cose è la condizione della temporalità e l'asimmetria ne diviene la manifestazione sensibile.

Non si ha tuttavia solamente una negazione della simmetria, poiché non si produce confusione e totale rinuncia a forme e misure, ma utilizzando contrasti di forme ed irregolarità di misure, si mostra che ogni equilibrio è equilibrio instabile, cioè dinamico.

Ecco che, comportando assenza di ricercatezze ornamentali, ma anche di configurazioni confuse, l'asimmetria diviene una qualità associata alla semplicità.

Il distacco, inteso come non attaccamento ad abitudini percettive, convenzioni formali e regole immutabili, diviene consuetudine manifesta attraverso asimmetria e semplicità.

Andare oltre le norme tecniche e agli accorgimenti formali non significa, specie nel bonsai, pena la morte della pianta, ignorare regole e tecniche specifiche, ma una continua sperimentazione del fatto che la semplice esecuzione, mediante procedure codificate, su modelli prefissati, non garantisce la riuscita di nuove forme ed impedisce la comprensione profonda della natura e di ciò che la singola pianta possiede ed esprime.” 43

Con tranquillità non si vuole solo far riferimento agli effetti visivi e psicologici di un bonsai ben riuscito, ma a quella tranquillità interiore, requisito necessario per poter ascoltare ed accogliere anche le minime caratteristiche della natura della pianta. È questa la condizione attraverso la quale la natura della pianta può dispiegarsi ed usare l'artista per trasformarsi in opera d'arte.

La tranquillità è infatti intesa come uno spazio mentale libero da schemi e preconcetti, da formule e da progetti, un "vuoto" di sollecitazioni provenienti da esperienze passate, eventi del presente o immaginazioni del futuro.

La tranquillità appare, d'altra parte, come caratteristica propria del bonsai, sia perché nell'esecuzione del lavoro si produce uno stato psicologico di tranquillità, sia perché la pianta ben riuscita comunica la sicurezza di chi ha ormai superato ogni avversitaed è ormai immune da ogni perturbamento.

Ed è proprio l'asimmetria che comunica questa capacità di restare saldi in ogni circostanza, oltre anche il trascorrere del tempo, è questo il pino contorto le cui radici si sono adattate alla forma della pietra e la chioma all'inclemenza del clima.

Infine il senso di profondità, yugen, e strettamente associato a quello della tranquillità,poichè indica la capacità di cogliere la natura della pianta, ma anche di calarsi a verificare meccanismi nascosti della propria vita interiore. La cura del bonsai induce ad una continua verifica del livello d'attenzione e delle proprie doti. Profondità è una caratteristica che interessa l'effetto del bonsai sull'osservatore, ma anche al pari di sabi, conduce ad evocare tutto ciò che non c'è, che non è presente ed immediatamente percepibile: dalle situazioni ambientali, agli eventi passati, all'insieme infinito degli eventi mentali partecipi della sua creazione o della sua contemplazione.

Tutte queste caratteristiche tipiche delle arti orientali sono indissolubilmente legate tra loro e limitano fortemente la possibilità che la disciplina artistica del bonsai venga assunta come passatempo raffinato, poiché essa richiede una radicale predisposizione alla rinuncia alla propia centralità sia come attori che come spettatori dell'opera. Coltivare questa disciplina significa quindi coltivare questa predisposizione all'attenzione all'altro, a ciò che non è se stesso anche nella forma più radicale. In tal senso il bonsai può configurarsi come àskesis, nel significato d'esercizio, non solo estetica ma anche etica, poiché affina, intensifica ed incrementa l'attenzione etica.” 44

 

Figura 219 Acero stile eretto spontaneo 

 

 

 

 L'arte bonsai forse insegna un attenzione continuata nel tempo, che non può arrestarsi, pena la morte dell'opera stessa; la necessità di continuità dell'intervento provoca una coscienza dell'insieme, del valore dell'azione umana e del legame vivo tra uomo e natura. Il raffinarsi, nel tempo di questa sensibilità è una trasformazione reale del carattere, una mutazione senza ritorno, è un lavoro fatto direttamente sulla coscienza dell'uomo, non dal Maestro o dalla Regola, attenzione, ma dalla vita della pianta stessa, in definitiva dalla natura.

 

 

   

 

    Circa il contenuto artistico, un confronto può essere fatto con la scultura: “(...) per entrambe si tratta di un levare ciò che di superfluo nasconde, nel materiale, l'opera d'arte. Nel bonsai si pota l'eccesso di vegetazione, nella scultura si toglie dal pezzo di materiale ciò che eccede la forma artistica. In entrambi i casi, l'artista opera, non imponendo una forma ma, trasformando.

Egli muta la forma seguendo le indicazioni, assecondando la natura propria del materiale che manipola, sia esso una pianta, un blocco di marmo, di legno o di creta.”45.

 Di fatto lo scultore deve ascoltare una voce più lontana, più segreta, se si vuole confrontare con l'artista di bonsai, il quale, in questo è facilitato dal materiale.

 Infatti nel bonsai, “(...) la natura viva del materiale, la sua possibilità di trasformazione a prescindere dall'intervento dell'artista, inpone una più profonda intesa tra soggetto e oggetto.

(…) Il bonsai è il risultato di una volontà esterna e di un' interna: una volontà biologica che non può essere trascurata, elemento base sul quale innestare l'azione dell'artista, un azione che non si conclude in un momento creativo finito, ma che deve accompagnare nel tempo la crescita.

Chiyo no Mastu

Figura 220. Takagi Bonsai Museum: Chiyo no Mastu, chiamato 'Re dei bonsai', pino a cinque aghi, esemplare di circa 500 anni, cresciuto selvaticamente su roccia sulle pendici del monte Zao, raccolto e posto in vaso nel promo Meji; esposto sul tetto giardino del museo.

 

Si assiste ad una sorta di creazione continua, un attenzione costante a realizzare un'idea di forma che sta nella mente dell'artista, ma rispetta i modi e i tempi con i quali la pianta stessa si dà le proprie forme. In tale prospettiva, la figura ed il ruolo dell'artista vengono ridimensionati perché visti come espressione di forze naturali equivalenti a quelle che dominano e regolano la vita della pianta. Di trasformazione si parla infatti per tutte le opere d'arte, perché, alla forma originaria si sostituiscono nuove forme, ma nel bonsai è presente un atteggiamento dell'artista diverso che nelle classiche arti occidentali.”46.

Ciò che risulta evidente è che nell'arte bonsai, il carattere stesso del materiale chiama ad una disciplina stessa che trasforma le carenze in opera d'arte, lasciando libertà e costringendo in modi e tempi determinati del materiale stesso.
Si può dunque dire che il bonsai è una disciplina formativa, come ogni altra via artistica orientale, poiché nel dimenticarsi di sé per intervenire al meglio sulla pianta, in realtà si da forma e direzione a se stessi. (…) il bonsai diviene un metodo di formazione completo e radicale. Ciò che a prima vista appare intervento formativo dell'uomo sulla pianta, si rivela in profondità come intervento formativo dell'uomo su se stesso attraverso la pianta.
Una trasformazione psicologica ed etica che diviene forza interiore dell'opera d'arte.”47

tokonoma

Figura 221. Tokonoma. 48

 

38 Yasunari Kawabata, Racconti in palmo di mano, op. cit. pag. 52. Parole di Ikenobo Sen' o.
39 Pasqualotto Giangiorgio, Yohaku, op. cit., pag. 83.
40 Plinio il Vecchio. Storia naturale. Einaudi, Torino, pag. 8, vol. 3, tomo II.
41 Okakura Kakuzo, il libro del te op. cit., pag. 61.
42 Pasqualotto Giangiorgio, Yohaku, op. cit., pag. 91.
43 Ibidem
44 Ibidem
45 Ibidem
46 Ibidem
47 Ibidem, pag. 96.
48 TAKAGI BONSAI MUSEUM. Juniper Sargentis, soprannominato 'Hokusai', esemplare di 350 anni, in vaso esagonale cinese. Questa pianta cresce su roccia, ha una vita forte perché sopporta un ambiente naturale molto severo e resta viva, anche quando il tronco diviene come osso scolpito dai lampi e dal vento gelido di montagna. Il nome ricorda un dipinto di Katsushika Hokusai, in cui il Mone Fuji è visto come circondato da un oceano in tempesta.