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Rinvaso parziale, come si fa e a cosa serve? PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianfranco Gonella   
Giovedì 07 Gennaio 2010 15:22

Serve nei casi in cui ci si ritrova con una pianta comprata fuori dai periodi consigliati per i rinvasi e nella quale vi sono quei terricci troppo argillosi e compatti che vengono utilizzati con le piante da importazione per permettere alle piante di sopportare i lunghi trasferimenti ai quali spesso sono sottoposte in containers navali. Oppure a quelle piante che abbiamo rinvasato noi stessi ma che col tempo tendono anch'essi a compattarsi. Per fare un esempio l'akadama che al momento dell'utilizzo è in forma granulare ma che con l'andare del tempo tende a polverizzarsi con le annaffiature e quindi a intasare il drenaggio.

Fare un rinvaso parziale non è difficile e assolutamente non traumatico se fatto con le dovute precauzioni e si può effettuare in qualsiasi momento dell'anno informandosi prima sulla compatibilità dell'essenza in questione. Per questo vi rimando al forum dove qualcuno sarà certamente in grado di dirvi se la cosa è fattibile o no.
La cosa essenziale è riuscire ad estrarre il panetto radicale integralmente dal vano del vaso senza sfaldarlo. Purtroppo però ci sono in circolazione dei vasi, spesso di fabbricazione cinese, che hanno dei bordi rientranti e che rendono difficile, se non impossibile senza fare danni, l'estrazione del panetto e in questi casi potrebbe essere necessario rompere il vaso. Fa male, lo so, ma, tra il danneggiare la pianta irrimediabilmente o il perdere un vaso di fabbricazione commerciale e quindi di valore irrilevante io preferisco la seconda opzione.
A questo punto si mette in un vaso di dimensioni maggiori che ci saremo precedentemente procurati una retina di drenaggio e si fanno passare dei fili metallici inguainati attraverso il foro alla base del vaso per poter ancorare il panetto della pianta al vaso che altrimenti risulterebbe instabile.
Si mette poi uno strato di materiale di granulometria grossa sul fondo del nuovo vaso di circa 2/3 cm. Pomice o ghiaietto vanno bene.
Non utilizzate argilla espansa perchè questa trattiene troppa umidità e mette la pianta a rischio di marciumi radicali.
Fatto questo si appoggia sopra il panetto della pianta, si lega con i fili precedentemente inseriti e si riempiono le rimanenti parti vuote con altro materiale drenante che in questo caso può essere oltre ai due materiali menzionati prima anche akadama o lapillo vulcanico, ma mescolato a un 10/20% di torba o sfagno. Questo perchè se si lasciasse solo in materiale drenante l'acqua scivolerebbe via troppo facilmente e il panetto al centro non assimilerebbe alcun liquido mentre quella piccola percentuale di materiale organico ne rallenta la fuoriuscita consentendo al panetto di assorbire quello che gli serve.
Pressate bene ma non troppo il nuovo terriccio aiutandovi con dei bastoncini e il lavoro è fatto.

 
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